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Il dattero

I degustatori del dattero di mare sono raffinati nemici delle nostre coste

Chi decide di concedersi un sautè di datteri di mare rinuncia ad un tratto di roccia marina ricca di vita. Sembra un’esagerazione ma non lo è affatto. In Italia – sono pochi a saperlo – e proibita la raccolta, il commercio e il consumo dei datteri di mare; c’è una legge ma è tranquillamente ignorata: armati di piccozze, questi pirati del mare, sventrano e distruggono la roccia calcarea che è l’habitat naturale di questi molluschi. Salvando i datteri si preserva e si tutela l’ambiente: il loro prelievo spezza in maniera traumatica l’equilibrio ecologico del mare, in particolare della zona costiera. E’ una vera e propria catastrofe: occorrono più di dieci anni solo per ricostruire un minimo di vita sulla roccia marina così incoscientemente distrutta e circa ottanta anni per riavere un dattero di mare adulto. La Riserva Marina “Punta Campanella” ha fatto della raccolta del dattero di mare la sua prima emergenza, pena la completa desertificazione dei suoi fondali. In collaborazione con il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste, siamo impegnati in un’ampia opera di sensibilizzazione dei cittadini e dei ristoratori. Quindi quando vi prende la voglia di un sautè di frutti di mare chiedetelo di vongole, cozze, telline, casolare, ma ruzze, tartufi, cannolicchi, lingue rosse e sconcigli, ma mai di datteri di mare.

 Un’attività di pesca altamente distruttiva.

Il dattero di mare è prelevato esclusivamente per mezzo di sommozzatori che frantumano le rocce con scalpelli o martelli pneumatici. A volte, per rendere più veloce la raccolta, staccano dalle pareti interi pezzi di roccia calcarea e raccolgono i datteri sott’acqua o in barca. In questo modo, le innumerevoli forme di vita che proliferano su queste rocce e che sono fondamentali per l’equilibrio dell’ambiente marino, vengono distrutte.

I fondali della Riserva Marina “Punta Campanella” e quelli dell’isola di Capri sono la più importante formazione calcarea del Tirreno Centrale sulla costa italiana. Di conseguenza questa costa è fortemente colonizzata dai datteri di mare che vi trovano un habitat ideale. L’accanita pesca del dattero di mare sta quindi colpendo proprio questo angolo di paradiso, mettendone a repentaglio la sopravvivenza.

Un piatto di datteri di mare vale tanto?

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